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Back in the days: Aelle N.7

Tempo di lettura: 15' c.a.

Salve b-boys e fly-girls!

In questa rubrica vi illustrerò una fanzine che per me e gli altri degli anni novanta ha significato moltissimo: Alleanza Latina. Poi abbreviato in AL e successivamente ancora diventato AL MAGAZINE a causa di una somiglianza col nome di un’altra rivista.  

Nacque nel 1991 a Genova grazie ad un’idea arrivata a Claudio “SID” Brignole, al quale si unì come maggiore collaboratrice Paola Zukar, genovese anch'essa, che si firmava ZKR e che scrisse quelli che personalmente ritengo tra i migliori articoli della “fanza”. Per intenderci, è la stessa Urban Repertoire Product Manager che attualmente lavora alla Universal.

Inizialmente fotocopiata e venduta a mano ai concerti, in un secondo periodo arrivò anche nelle edicole fino alla sua chiusura avvenuta nel 2000, a causa del crollo totale del mercato Hip Hop italiano. Potè vantarsi della collaborazione del magazine statunitense “Stress” fin dalla sua nascita (datata 1995), riuscendo in tal modo ad approfondire meglio la scena americana. Aspettavo ogni volta con desiderio il giorno di uscita di questa rivista e ogni volta era ossigeno. Con gioia percorrevo a piedi quei metri che mi dividevano spazialmente dall’edicola e non vedevo l’ora di arrivare, farmi consegnare in mano AELLE e divorarmela. Incominciavo già a leggiucchiarla mentre tornavo a casa, camminando con un po’ lo sguardo su di lei e un po’sulla strada. L’ispirazione che mi arrivava e l’entusiasmo che mi accendeva dopo giornate passate in una scuola che non amavo, in un paesino senza stimoli sono incomprensibili a chi non può immedesimarsi in una tale situazione.

La rivista americana Stress nasce nel 1995 a New York da un'idea di Alain “Ket” Marideuna.
Dopo 8 anni di attività chiude nel 2003. A questo link potete consultarne le copertine http://goo.gl/pBtJsR

Arrivato a casa mi mettevo sdraiato sul letto a studiare la rivista, completamente immerso. E come ogni volta in cui ti occupi di qualcosa che ami, qualsiasi cosa, scompariva completamente il tempo terreno ed entravo nell’eternità. Tutto attorno si abbassava di volume. E restavo solo io, con tutto un mondo che mi si apriva davanti in cui entrare a visitare ed esplorare. Una sensazione fantastica! Non vale la pena neanche descrivere ogni dettaglio perché rovinerebbe tutto. Vi lascio solo immaginare…

Questo numero, il numero 7, lo comprai al Footlocker. Gli altri me li feci spedire per posta, tramite abbonamento. Successivamente, non ricordo da quale numero, AL arrivò in tutte le edicole italiane.

Ho provato e provo ancora profonde sensazioni e sentimenti per questa cosa, tanto da commuovermi, ed è successo quando ho ripreso in mano i numeri che ho conservato. Non è solo per nostalgia. Ho pensato ai ragazzi che non hanno potuto leggere queste righe, che non sanno cosa si sono persi. Perché sono state scritte parole importanti in quelle pagine. Per questo ho voluto regalare l’occasione di apprendere queste cose, che a me e a tantissime altre persone sono davvero servite, così che possano essere utili ad altri. Sono state essenziali sia a livello di pensiero che di lavoro pratico. Spero che possa essere lo stesso anche per voi e di riuscire a trasmettervi la stessa conoscenza che hanno trasmesso a me. Affinché AL non resti un tesoro sprecato.

In questo numero 7, anno 1993, il primo tra quelli che ho, la copertina è composta dalla foto di un pupazzo dalle forme liquide, raffigurante un writer/breaker di colore vestito con una felpa chiara col cappuccio, jeans extralarge, scarpe da basket gigantesche, catena d’oro e il classico taglio di capelli di quell’epoca (a spazzola, molto alti), realizzato in plastilina da S.One . Questo personaggio è uno dei protagonisti dell’allucinato racconto a fumetti creato dallo stesso S.One e che si svilupperà nel corso di svariati numeri della rivista. Il logo AL ha le due lettere in stampatello con al centro due frecce che si incastonano una nell'altra. Le frecce hanno punte opposte: una verso il basso e l’altra verso l’alto, a significare probabilmente gli opposti che si incontrano, l’unione. Forse anche tutti quei significati ad essi legati e che sono contenuti anche in simboli come la stella di Davide e nel simbolo del Tao, per esempio. “L’unione dei componenti forma il gig”, come cantava Esa in “Rispettane l’Aroma”. Le frecce sono vuote al loro interno, con solo una bordatura azzurra e al centro, probabilmente per indicare l’unione avvenuta, c’è una retta verticale in grassetto nero. Il lettering AL è bianco e ogni lettera è contenuta in altrettanti quadri blu scuro. A sinistra, in colonna, abbiamo la presenza delle scritte che descrivono il magazine e ne pubblicizzano i contenuti: “hiphop magazine, interviste gang starr, otr, arrested development, report: spagna, blacksound, news, rap rewes, 7 aerosol pages, S.One comics a colori, aerosol art, rap music, from Italy”. Sempre sullo stesso lato, ma al vertice della pagina, c’è il numero di pubblicazione, giallo con ombreggiatura azzurro chiaro, racchiuso in un cerchio blu scuro con contorno sottile bianco. Aprendo, sulla prima facciata, ci sono i nomi dei collaboratori, qualche stralcio pubblicitario e un trafiletto relativo alle informazioni per chi volesse abbonarsi. Sull'altra facciata, come in ogni numero, si trova l'editoriale scritto da SID in cui fa i dovuti ringraziamenti, scuse per i ritardi di pubblicazione e altri bilanci vari.

I Gang Starr

 

Poi si continua con una stupenda intervista a Guru dei Gang Starr in occasione di un loro concerto a Milano. Realizzata da una certa Lisa M. di Varese. I Gang Starr, se qualcuno non li conoscesse, sono uno tra i maggiori gruppi Hip Hop esistiti. Composti dal quasi onnipresente Premier e dal compianto Guru. Unione formatasi, spiega Guru, in seguito ad uno scioglimento. Il rapper infatti per un certo periodo (dall’82 all’86) provò a spedire i demotapes del proprio gruppo alle etichette discografiche attraverso gli indirizzi trovati nei negozi di dischi e sugli album stessi, finchè non riuscì a trovare un'etichetta indipendente con cui firmare un contratto. Poi però quel gruppo si sciolse e lui si mise a cercare un DJ. Era l’88. E così scelse Premier, il quale anch'egli spediva i propri demo proprio all'etichetta con cui Guru aveva il contratto poiché ne apprezzava le doti e desiderava lavorare con lui. Guru apprezzò il materiale, così ebbe inizio la collaborazione tra i due e la vita del figlio prodigio chiamato Gang Starr.

Quando si è veri non c’è bisogno di dimostrarlo.

Una frase che mi ha colpito molto è quella che da il titolo all'intervista: ”Quando si è veri non c’è bisogno di dimostrarlo.” Perché parlano le opere. Non c'è bisogno di spiegare troppe cose. L’artista, l’essere umano e le opere da lui realizzate coincidono. Questo significa essere veri! Non c’è bisogno di dimostrarlo perché si vede. Ti dà pace, perché non sei in quello stato di continua tensione di dover stare sempre attento a far vedere che sei in un certo modo. Infatti chi è vero è pacifico. Calmo. ”Cool”. “Stay Cool” si dice. Per questo bisogna stare calmi. Perché tanto si vede come sei! Non c’è bisogno di mascherarlo o dimostrarlo. Si vede tutto.

I Gang Starr sono stati i primi (o tra i primi) a proporre un Rap misto al Jazz. Sono quelli che hanno aperto la strada, con “Jazz-Thing” a tutto il sound anni '90 famosissimo e decantato con tutto quel Jazzato dentro. Quindi ad unire atmosfere più morbide ed intellettuali con suoni di strada crudi ed asfaltati. Infatti, spiega Guru, che per lui Gang Starr significa tre cose: una componente intellettuale, una di strada, una spirituale. Questo loro mix insegna cosa sia la coerenza e quindi torniamo all’essere veri e quindi Hip Hop. Entrambi avevano un passato di Jazz. Il nonno di Guru gli faceva ascoltare del Jazz prima di dargli la mancia da lui richiesta. E il nonno di Premier suonava in un gruppo Jazz. Quindi il passaggio è stato naturale. Questo è un messaggio che lancio a tutti quei produttori ed artisti Rap che non hanno ancora capito come bisogna muoversi e che copiano di pari passo le tendenze americane, come purtroppo è sempre successo da quando il Rap è approdato in Italia. Costruite il vostro stile da ciò che amate! Come hanno fatto sempre tutti i più grandi artisti di ogni forma d’arte! Partite da ciò che sentite! Fate ciò che viene naturale e vi riguarda! (Solo così potete poi spingervi al soprannaturale).

Poi Guru spiega come i suoi cugini lo abbiano aiutato ad aggiustare le cose con la sua famiglia, a fargli smettere di portare armi in casa instaurando con lui un rapporto di dialogo e di amicizia e aiutandolo così ad uscire da quella brutta situazione. A quel punto Guru incominciò anche a leggere dei libri.
Leggete! Lo dico soprattutto ai rappers! Leggete di più ed istruitevi. Altrimenti di che raccontate nei vostri testi? Vi ascolteranno solo gli idioti. E il vero b-boy è una persona intelligente ed istruita non un idiota.

Una parte che mi colpì molto ai tempi delle superiori fu quella in cui Guru dice che i neri hanno contribuito molto allo sviluppo del mondo, facendo l’esempio della matematica, delle piramidi e del semaforo. Non sapevo proprio che il semaforo fosse stato inventato da un nero! Mi fermai a riflettere su quante cose gli Africani e gli Afroamericani potessero aver inventato e di cui non si conosce la reale paternità. Cosa affatto di poca importanza se pensiamo che il razzismo non è mai finito ma si è istituzionalizzato, come ha detto in un’intervista televisiva Talib Kweli. C’è ancora! Solo è più subdolo. 

In un'intervista del 2013 Talib Kweli dichiara:

“I agree with that. This country (ndr. Stati Uniti d'America) is still based on racism. That will never change unless we tear it down and start over. White privilege is a real thing. And especially white male privilege. I have male privilege as a black male. But I don’t have white male privilege.”

Qui il link alla video intervista: http://goo.gl/RSyFYf

Ritornando all’intervista, Guru ad un certo punto usa una bella parola: autocoscienza. Ricordate sempre che Hip Hop significa autocoscienza. Espandete di più la vostra coscienza!      

Ecco a voi le immagini di queste pagine…

  

 

L'Originale Trasmissione del Ritmo 

 

La seconda intervista della fanza è quella agli  ex OTR. La prima loro che abbia mai letto (non so se sia la prima effettiva). Ricordo grandi sensazioni ed eccitazione! Perché erano di Varese e perché con Duein avevamo conosciuto Esa e Azza. Mi ricordo che andammo, accompagnati da mio papà - che ringrazio tuttora per questo - con una Lancia Prisma grigio metallizzato a prendere Esa alla Stazione. Poi da lì a recuperare Azza a casa e dopo dritti alla Sede. Il loro studio era fighissimo. Per me ed il mio socio era qualcosa di meraviglioso. Eccezionale ed ispirante. La Sede si sviluppava in due stanze, in una c’erano una console e tutti i dischi al proprio posto. Nell’altra si trovava un'altra console, posta vicino al muro opposto all’entrata. Appena prima di essa c’era un appoggio su cui poggiavano le due casse. Forse anche  il mixer, o era da qualche altra parte... sulla sinistra si trovavano il campionatore, il pc e qualche altro strumento, ma non assicuro l’esatta perfezione di ciò che ho descritto. La prima cosa che mi colpì in quello studio-cantina fu un cartoncino promozionale appoggiato su un tavolo con l’immagine di Fat Joe. A quei tempi era uscito il singolo Flow Joe. Un pezzo mostruoso, indimenticabile! Quante belle foto di artisti americani che non avevamo mai visto, vinili inseriti nei raccoglitori di metallo come nei negozi, piatti, campionatore, pc, microfoni ecc. Bellissimo!

Ci fecero accomodare su un oggetto marrone quadrato, simile ad un pouf ma della consistenza di un divano e parlammo di un po’ di cose; poi rappammo una nostra canzone, loro ci fecero Chi Va Là dal vivo e per finire il pomeriggio Esa ci confezionò un nastro con dei breaks da campionare e delle basi americane su cui poter fare  delle rime, tuttora conservato, ascoltato ed usato. Fu una magnifica e solenne esperienza per quanto mi riguarda, che non potrò mai dimenticare. Adesso quindi capirete la gioia e la fierezza che provavo (e che provo) leggendo tali pagine.

L’intervista, realizzata sempre da Lisa M, incomincia con lo spiegare chi sono gli OTR. Parole testuali “…un folto gruppo di homies che a Varese costituisce una formazione aperta, in continua espansione…dove ognuno da il proprio apporto nella propria originale individualità e nel rispetto di quella degli altri.”

Originale individualità nel rispetto di quella degli altri. Ricordate. Andiamo avanti.

Gli OTR erano formati da Esa, Vigor, Azza, Polare, Vez, Thor, Irmu, Intru, Nitro, Shulz, Fede. Le risposte alla prima domanda mi esaltarono e lo fanno ancora adesso perché purtroppo, sebbene comunque qualcosa sia cambiato, Varese e la provincia essenzialmente restano le stesse di allora. Si parla di quanto Varese sia una città apatica che fatica a cambiare o che comunque non vuole farlo. Anche la provincia è così e molto peggio. Infatti è rimasto tutto freddino. Per questo la pattuglia OTR viene soprannominata oasi. E in effetti questa è proprio l’atmosfera che loro hanno comunicato a tutti. Quella accogliente e rinfrescante di un’oasi che ti disseta e ti rigenera in pieno deserto. Guardando i disegni che faceva Esa ed ascoltando tutti i loro lavori ogni volta mi invade questo Spirito di Vita dato dall’enorme creatività ed ispirazione che da sempre li contraddistingue. Prima come OTR, poi come Gente Guasta e in seguito in tutti gli altri progetti. Perché trasmettono l’entusiasmo tipico delle persone veramente creative.

Questa prima risposta si conclude con una frase bellissima:

…per noi fare Hip Hop è fare qualcosa di positivo in cui crediamo e non importa poi se il cappellino che indossiamo è dei Raiders o… del tranviere del campo dei fiori”. Capito?

Nella seconda domanda si fa un discorso un po’ più profondo ed importante che è quello della comunicazione.E ci sono un po’ di consigli su come arrivare a più gente possibile, non per il successo o per il denaro ma per far conoscere a più persone possibili il proprio lavoro, in modo che la gente possa fare le proprie scelte su chi o cosa ascoltare. E qui mi viene in mente una frase del film di Spike Lee su Malcolm X. Parafrasando:

“Se a qualcuno dai da bere dell’acqua sporca lui berrà sempre acqua sporca. Ma se gli offri una volta dell’acqua pulita vorrà bere sempre acqua pulita”.

Con gli OTR si è sempre parlato di dare dei messaggi. Quindi è importante che questi messaggi arrivino a destinazione. E infatti spiegano che la metrica del testo e della base devono andare nella stessa direzione del contenuto - così anche da essere compresi in ambito internazionale. Perché quando una canzone ha tutti gli elementi che si armonizzano, essa è universale. Ottime riflessioni che toccano anche il problema dell’unità della scena italiana, a quei tempi ancora ad uno stadio primordiale, ma che non credo sia risolto ancora oggi. Ci ricordano che tutti parliamo la lingua dell’HipHop e per questo motivo dovremmo essere uniti senza fare inutili distinzioni che creano solo divisione. Questa cosa bisogna sempre ricordarsela. Altrimenti l’HipHop va a farsi benedire. Personalmente però penso che le distinzioni possano essere anche fatte e molte volte sono necessarie. Ma non separazioni, a meno che non si tratti di suckers. L’argomentazione si sposta sulla qualità. Affermano che è importante arrivare a tutti senza però diventare commerciali o banali. Quindi conservando un’alta qualità artistica del prodotto. Questo è ancora un altro grandissimo consiglio. Poi continuano parlando del progetto futuro ossia l’album Quel Sapore Particolare (al tempo dell’intervista era uscito il demo 1992: L’anno Della Riscossa).

L’intervista si chiude elencando un po’ di gente di Varese e provincia che faceva HipHop in quel periodo e tra i quali tra i nominati troviamo anche Fabio Kaso, apostrofato come “il grande Kaso di Luvinate”.

Voglio tirarmela un po’ dicendo che io e Duein abbiamo ascoltato in anteprima la cassetta demo del loro primo album nella macchina di mio papà mentre ci dirigevamo verso La Sede. La cosa che mi colpì subito e che sottolineai anche ad Esa erano i bassi, veramente massicci.

Nella prima pagina dell’intervista troviamo una loro foto di gruppo su una scalinata ed un saporito disegno in pieno stile Esa che raffigura tutta la pattuglia OTR più altra gente. Veri e propri puppets. In quelle successive ci sono un’altra foto di loro e un trafiletto di consigli per chi vuole bombare realizzato sempre da Esa col suo stile inconfondibile, con tanto di disegno e testi fatti a mano. Si intitola 7NKomix, dove 7NK sta per 7 NANI KREW, la crew di writing degli OTR. Buona visione dell’articolo e… imparate. Il più possibile.  

A voi le pagine...

  

 

Arrested Development

 

La terza intervista è quella agli Arrested Development. Non so quanti di voi conosceranno questo gruppo, che ha avuto una storia un po’ travagliata a causa di vari cambi di formazione. Si sono sciolti nel ‘96 dopo il secondo album del ‘94 per differenze creative. Speech ha poi realizzato un album solista, dopodichè si sono riuniti nel 2000. Dj Headliner se ne va, Aerle Taree non ritorna per problemi vocali, più altri cambiamenti. Hanno collezionato però un bel numero di album, nove in studio, uno live e due greatest hits. Più i sette da solista di Speech. E hanno realizzato il primo album acustico nella storia del rap, un unplugged registrato nel 1993 su Mtv. Il loro nome significa Evoluzione Arrestata e presumo, considerando il carattere del gruppo, che si riferisca all’evoluzione dell’essere umano, che in base al suo comportamento il più delle volte stupido fa proprio pensare che l’evoluzione umana si sia fermata. Penso che sia anche ironico, come dire “l’evoluzione si è arrestata! Eheh”; capito? Come una battuta.

La loro Life Music  (così l’hanno battezzata) è una celebrazione della vita. E celebrazioni è il nome che danno ai loro spettacoli dal vivo.

La band è stata fondata dal rapper Speech e dal dj Headliner ai quali si sono poi aggiunti la ballerina e coreografa Eshe, la vocalist e coreografa Aerlee Taree, il percussionista Rasa Don, la cantante Nadirah Ali e la guida spirituale sessantenne Baba Oje. Attualmente i membri sono Speech, Montsho Eshe, One Love, Tasha Larae, Rasadon aka Don Norris, Baba Oje, JJBoogie, ZA.

Ho scelto di descrivervi anche quest’intervista perché gli Arrested Development sono uno dei gruppi che più ho amato e che amo. Le caratteristiche che apprezzo maggiormente sono il blues, il gospel e tutta la spiritualità che ci mettono dentro. Ruotano attorno allo stile di vita naturale ed agreste. Quindi atmosfere campagnole bellissime, foto dalle ambientazioni altrettanto belle e suggestive. C’è anche uno sciamano tra di loro. Perchè è una comunità. Un pò come i Public Enemy e gli OTR. Mi ricordo ancora una bellissima foto presente all’interno della copertina della musicassetta del secondo album, che ritraeva loro tutti al completo in posa sotto il patio di una baracca di legno in stile Louisiana blues. Fantastico!

E anche il sound ricalca questa atmosfera e questo mondo. Loro vogliono proprio diffondere ed invitare la gente a ciò. Al ritorno ad una pace della vita naturale. Ed è questo che un’artista dovrebbe fare secondo me. Spingere verso una direzione. Le canzoni sono un misto di funk, religione, spiritualità, blues e gospel soprattutto. I testi raccontano di quello che accade loro nella vita quotidiana. La vita vera. Questo per insegnare ad apprezzare la vita in tutti i suoi aspetti, anche quelli meno comodi. Veramente un gruppo molto originale.

Ascoltare la loro musica a me ha fatto sempre parecchio bene. Eleva veramente lo spirito grazie a tutta la religiosità che c’è dentro. E se l’amore per la vita dovesse essere scemato per qualche motivo, questa musica te lo riporta al punto alto naturale. E’ una musica che scalda il cuore e ridona gioia allo spirito, come la campagna e il contatto con la natura. E in effetti il dj dichiara che lo ispira molto l’ascoltare musica ambientale, suoni vari della natura che lo rilassano.

Vi consiglio vivamente di rintracciare i loro vari album. Sulla loro pagina Wikipedia - quella in inglese, più completa - li troverete tutti. Vi segnalo in particolare i primi due. Il primo si intitola 3 Years, 5 Months & 2 Days In The Life Of… Il secondo Zingalamaduni, una bellissima parola in Swahili che significa l’alveare della cultura. Non ci troverete la solita musica rap da strada urbana. Ma quella da mulattiera dissestata e polverosa di una campagna della Georgia o della Campania. Ne vale la pena.

Qui sotto l’articolo…

 

 

Continuando a sfogliare AL si trovano varie pagine a colori, sei ma non consecutive, dedicate alle foto di magnifici graffiti-pezzi-writing-aerosol art, compresa anche l’ultima cioè il retro copertina. Poi c’è una pagina dedicata all’hiphop spagnolo con nomi di gruppi rap e di crew di writing e nomi di fanzine, una rubrica redatta da DJ Pug in cui guida il lettore nel mondo del soul e del funk, una sezione info dedicata alle news del mondo HipHop italiano, svizzero e americano e al cinema black, arricchita con classifiche dei video americani più visti e degli album e singoli americani più ascoltati. C’è anche un trafiletto  che spiega dove si potevano vedere i video. A quei tempi c’era YO! Mtv Raps  su Mtv. Pubblicità varie e segnalazioni di concerti in italia. In questo numero c’è la pubblicità di un concerto di Ice Cube e di uno degli Arrested Development.  Date tenutesi per il primo a Roma, Bologna, Venezia e Milano e per i secondi a Milano, Roma e Rimini. Quattro pagine di recensione ai singoli e album americani ed italiani. Tra le più importanti vedo quelle a Sei Quello Che Sei e Il Pifferaio Magico degli Articolo 31, ai Comitato, allo spettacolare album capolavoro di Dr Dre, The Cronic, agli Above The Law, ai Body Count di Ice-T.

Quando leggi le risposte di un Vero Artista
impari un mucchio di cose. 

Concludo la descrizione dicendo che l’aver ripreso in mano quest’articolo e tutti gli AL in generale, veramente mi ha fatto salire un sentimento di commozione e gioia mixati insieme.

Mi ha fatto davvero piacere rileggere queste righe perché scaturiscono in me ancora tante riflessioni, c’è stato e c’è sempre ancora tanto da imparare. Perchè è come la Bibbia o qualsiasi testo importante. Quando leggi le risposte di un vero artista impari un mucchio di cose. E ad ogni rilettura scorgi un particolare che ti era sfuggito e che ti apre altre porte. Meraviglioso!

Quindi leggete e studiate le interviste degli artisti validi. Io moltissime cose che so e che applico nn solo nell’arte, ma nella vita stessa le ho imparate anche così. I miei educatori ed eroi sono stati sempre gli artisti, le guide spirituali e i grandi personaggi che hanno seguito una strada ben precisa e hanno portato un qualche cambiamento nel mondo. E lo sono ancora adesso. Lode a tutti i miei maestri!

Alla prossima, HipHoppers! Un abbraccio da Gianluca.